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Risonanza Magnetica funzionale, un team di ricercatori del Centro Fermi chiarisce i meccanismi di modulazione della connettività dei network cerebrali

Il 27 Aprile 2019 il sito Business Insider dedica uno spazio (https://it.businessinsider.com/una-ricerca-italiana-ha-scoperto-come-funzionano-e-come-dialogano-tra-loro-i-network-del-cervello/) ai recenti risultati di Ricerca pubblicati su Neuroimage (doi: 10.1016/j.neuroimage.2018.06.006) nell’ambito del progetto TNEU, dove trova largo spazio lo studio della connettività funzionale del cervello tramite Imaging di Risonanza Magnetica funzionale (fMRI). Lo studio della connettività funzionale ha recentemente catalizzato l’attenzione nel campo dell’esplorazione della funzione cerebrale e, ad oggi, è una delle più popolari aree di ricerca nel campo delle neuroscienze. In particolare, l’fMRI studiando indirettamente ed in modo non invasivo l’attività cerebrale nell’uomo, ha recentemente chiarito come questa incessante attività è niente affatto casuale, bensì organizzata in network specifici, la cui continua cooperazione è fondamentale per lo svolgimento delle funzioni cognitive di base e superiori. Inoltre, è stata dimostrata l’esistenza di alcuni network la cui connessione è alterata dall’invecchiamento o dalla malattia.
I risultati di questo recente studio, in collaborazione con la Fondazione Santa Lucia di Roma, L’Università di Cardiff e l’Università del Minnesota, mostrano che la comunicazione tra i diversi network aumenta durante lo svolgimento di un compito di memoria ma rimane topologicamente vincolata a percorsi comunicativi già esistenti. Questi risultati confermano ancora una volta che la comprensione del funzionamento dei network cerebrali è fondamentale per definire la funzionalità cerebrale e può contribuire alla comprensione dei possibili cambiamenti indotti da patologie neurodegenerative ed invalidanti, come la malattia di Alzheimer. Sapere come l’attività cerebrale venga modificata da tali malattie può aiutare a definire i principi alla base di processi molto importanti, come la neuro plasticità, cioè il processo che, metaforicamente, permette di spostare il traffico delle comunicazioni da linee che potrebbero essere interrotte a causa della malattia, su linee normalmente meno percorse, ma funzionanti, per fare in modo che le informazioni viaggino comunque. La conoscenza di cosa avviene al traffico di informazioni durante la malattia e dei vincoli intrinseci rivelati dallo studio in questione costituiscono la base per lo sviluppo di farmaci e piani terapeutici adatti a ritardare o fermare la progressione delle malattie neurodegenerative.

Figura NEWS RISONANZA MAGNETICA FUNZIONALE

 

 

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