6 C – SCIAMI DI RAGGI COSMICI E LORO RIVELAZIONE: RISULTATI DELLE SIMULAZIONI
In questa appendice si presentano alcuni calcoli e simulazioni numeriche
riguardanti gli sciami estesi indotti da raggi cosmici primari e le prestazioni di base
dell’apparato sperimentale previsto per la loro rivelazione. Tale apparato sarà
costituito da un insieme di telescopi posti a grande distanza l’uno dall’altro.
La Figura C.1 illustra cosa si intende per sciame cosmico. Uno sciame
cosmico esteso è indotto dall’interazione nell’alta atmosfera di un protone (o nucleo)
primario di grande energia, proveniente dalle zone più remote dello spazio.
Dall’interazione emergono nuove particelle che interagiscono a loro volta o decadono
in altre particelle. Si innnesca così un processo a catena il cui risultato finale è uno
sciame. Al livello del suolo, lo sciame è sostanzialmente fatto di:
- adroni (che possono dar luogo a interazioni forti, deboli o
elettromagnetiche), tra i quali troviamo i nucleoni, ossia i barioni stabili
(protoni) o con lunghissima vita media (neutroni), nonché alcune altre
particelle non stabili ma non ancora decadute perché prodotte in prossimità
del suolo, come i mesoni π e K;
- elettroni e fotoni, anch’essi stabili (che possono interagire
elettromagneticamente o anche, nel caso dei soli elettroni, debolmente);
- muoni, simili agli elettroni ma più massivi e penetranti, non stabili ma con
vita media sufficientemente lunga, che derivano per lo più dai decadimenti
dei mesoni π e K;
- neutrini, particelle stabili prive di carica elettrica, capaci di interagire solo
debolmente, che sono le particelle più penetranti finora conosciute.
Sono proprio i muoni a costituire la componente più importante tra le
particelle dotate di carica elettrica presenti nello sciame al livello del suolo. La
rivelazione di questi muoni cosmici, che trasportano un’essenziale informazione sulla
configurazione dello sciame (apertura angolare, molteplicità, energia, punto di
produzione) costituisce l’obiettivo dell’esperimento EEE.

C.1 – Caratteristiche dei muoni al livello del mare
Come abbiamo visto, i muoni sono i prodotti del decadimento dei mesoni
carichi π e K, generati dall’interazione dei raggi cosmici primari (in grande
maggioranza protoni) con i nuclei dell’atmosfera terrestre.
Le energie dei primari possono raggiungere valori molto elevati, pari anche a
1020 eV e il numero di muoni che raggiungono il livello del mare è, mediamente,
tanto maggiore quanto più elevata è l’energia del raggio cosmico che ha indotto lo
sciame.

Nella Figura C.2 troviamo la distribuzione del numero di muoni per metro
quadrato al livello del mare, mediata su più sciami, in funzione della distanza dal
centro dello sciame stesso, definito nella Figura C.3. Si assume che la direzione di
incidenza del protone primario, dunque dell’asse dello sciame prodotto, coincida con
la verticale passante per il centro dello sciame. Se tale asse forma invece un angolo
con la verticale, l’impronta dello sciame al suolo non sarà più circolare (Figura C.3)
bensì ellittica.
In base alla Figura C.2, si vede che è possibile trovare muoni anche a
distanze molto elevate dal centro dello sciame. Le distanze a cui i muoni possono
giungere aumentano all’aumentare dell’energia del primario, così come aumenta il
numero medio di muoni che compongono lo sciame. Questo numero cresce rapidamente con l’energia del protone primario: vale circa 10^6 a 10^17 eV, e 10^7 a 10^18
eV.
I muoni, che sono prodotti a un’altezza media di circa 15 km in atmosfera,
sono le particelle cariche più abbondanti al livello del mare. A tale livello l’intensità
(detta anche flusso) di muoni con energia maggiore di 200 MeV, ossia il loro numero
per unità di tempo, di superficie e di angolo solido, è circa 85 m–2 s–1 sr–1.

C.2 – Simulazione del rivelatore e delle sue prestazioni
È stato sviluppato al calcolatore un programma di simulazione che
comprende una parte relativa alla generazione dei muoni cosmici e una parte relativa
alla descrizione dell’apparato sperimentale e delle sue prestazioni.
L’apparato, illustrato nella Figura C.4, è il telescopio EEE costituito da tre
piani sensibili di rivelatori MRPC, di dimensione 160 × 82 cm2, distanti (in verticale)
un metro l’uno dall’altro. Il sistema di riferimento utilizzato compare nella Figura
C.5.
Per valutare l’accettanza geometrica del rivelatore, e quindi la sua possibilità
di ricostruire delle tracce, sono stati generati 107 muoni con una distribuzione
angolare uniforme su tutto l’angolo solido attorno all’apparato, ossia nell’emisfero
superiore definito da 0 < φ < 360° e 0 < cos(θ) < 1. Si ricorda che l’elemento di
angolo solido è definito da dΩ = sin(θ)·dθ·dφ = d(cos(θ))·dφ. Pertanto la generazione è stata effettuata a partire da distribuzioni uniformi in φ e in cos(θ).
Una volta generata la direzione del muone incidente, il suo punto d’impatto
sul telescopio è scelto in modo uniforme entro un disco ortogonale a tale direzione,
centrato nel baricentro del telescopio, di raggio R = 135 cm pari alla dimensione
trasversale massima del telescopio a partire dal suo baricentro (con riferimento alla
Figura C.4, R corrisponde alla distanza tra il centro del rettangolo mediano e uno
qualsiasi dei quattro vertici del rettangolo superiore o inferiore). Per ogni traccia
rettilinea di muone, definita da una coppia di angoli (θ e φ) e da un punto di impatto sul telescopio, possono quindi essere geometricamente individuati i punti di
intersezione con i piani MRPC del telescopio. Sono state considerate come“ricostruite” quelle tracce che attraversano tutti e tre i piani di MRPC.

L’accettanza è definita, in ogni intervallo (bin) angolare, come il rapporto fra il numero di muoni ricostruiti (NREC) e il numero di quelli generati (NGEN) diviso per la superficie del disco ortogonale su cui giacciono i punti d’impatto (S = 5.68 m2) e per l’angolo solido corrispondente all’intervallo angolare considerato (dΩ):
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La distribuzione dell’accettanza del rivelatore al variare della direzione di
arrivo dei muoni è mostrata nella Figura C.6, in funzione di cos(θ) e di φ. Il valore
totale dell’accettanza, sommato su tutti i bin angolari, è Atot = 0.34 m2 sr.
In realtà la distribuzione angolare dei muoni cosmici al livello del mare è
uniforme nell’angolo azimutale φ ma è proporzionale a cos2(θ), dove θ è l’angolo zenitale, misurato a partire dalla direzione verticale. Quindi, per calcolare il rate
(numero nell’unità di tempo) atteso di muoni ricostruiti nel telescopio, sono state
nuovamente generate 107 tracce muoniche con tali distribuzioni angolari ed è stato
ottenuto un rate integrale di muoni ricostruiti Rateμ ≈ 36 Hz. Le distribuzioni nel
coseno dell’angolo zenitale delle tracce generate e ricostruite sono mostrate nella
Figura C.7.


C.3 – Risoluzione angolare nella ricostruzione della direzione del muone
Il passaggio di una particella carica attraverso ogni piano di MRPC è
individuato tramite un segnale elettrico indotto sugli elettrodi a striscia (strip) di
lettura. Le strip sono lunghe 160 cm e larghe 25 mm; il loro passo da centro a centroè di 34 mm. Il punto di attraversamento lungo la strip è stimato tramite la
registrazione dei tempi di arrivo alle due estremità della strip su cui si è generato il
segnale. Con tale metodo si stima una incertezza nella coordinata longitudinale del
punto d’impatto del muone di circa 10 mm. Nella coordinata trasversale l’incertezza è
data dal passo delle strip. Nel caso in cui due strip vicine diano segnale, come può
avvenire al passaggio di un muone tra due strip o al bordo di una delle due, tale
incertezza risulterebbe ridotta di un fattore √2 poiché il punto d’impatto sarebbe
calcolabile come punto medio tra i centri delle due strip.
Per ricavare la risoluzione angolare nella ricostruzione della direzione delle
tracce incidenti, sono state registrate le strip colpite sui tre piani MRPC dai muoni
cosmici generati attraverso il telescopio. Per la coordinata longitudinale in ogni pianoè stata applicato uno sparpagliamento attorno al punto di passaggio della traccia,
secondo una distribuzione gaussiana con deviazione standard pari a 10 mm, mentre
per la coordinata trasversale è stato assunto uno sparpagliamento uniforme su 34 mm.
Quindi, col metodo della regressione lineare, è stata ricostruita la direzione
della traccia nello spazio, descritta dagli angoli zenitale e azimutale.
La differenza fra gli angoli generati e ricostruiti è mostrata nella Figura C.8.
Come si vede, le deviazioni standard, ossia i valori RMS (root mean square) nella
Figura C.8, sono inferiori a 1° in θ e a 2° in φ.

C.4 – Stima dei conteggi dovuti al rumore di fondo
Si è stimato che il rate di segnali dovuti al rumore di fondo in un rivelatore
MRPC è circa pari a 1 Hz/cm2; poichè ogni piano ha un’area sensibile di 13120 cm2
si ottiene un rate di fondo Ratesingle = 13120 Hz per ogni piano MRPC. Assumendo di
richiedere la coincidenza fra i piani entro una finestra temporale Δt = 50 ns (valore
tipicamente usato in un sistema elettronico di acquisizione dei segnali, come quello di
cui sarà corredato il telescopio), la probabilità di avere la coincidenza fittizia di due
piani vale:
P_double = Rate_single × Δt = 6.54·10^–4.
Il rate di coincidenze doppie è quindi:
Rate_double = Rate_single × P_double = 8.6 Hz
e il rate di coincidenze triple, dovute al rumore di fondo nei piani, è:
Rate_triple = Rate_double × P_double = 5.6·10–3 Hz.
Nella Figura C.9 è rappresentato il valore del rate di coincidenze fittizie
doppie e triple in funzione della frequenza del fondo per unità di area. Si può notare
che il rate di coincidenze fittizie triple è trascurabile rispetto al rate atteso di muoni
che attraversano i tre piani MRPC (Rateμ = 36 Hz).
Il fondo delle coincidenze accidentali può essere discriminato sulla base
dell’allineamento dei singoli segnali nei tre piani: essi sono allineati su una retta nel
caso del passaggio di un muone cosmico mentre sono distribuiti casualmente per il
fondo. Inoltre la discriminazione può avvenire anche sulla base della correlazione
temporale tra i tre piani: infatti le differenze temporali tra i segnali dei piani, nel caso
di un muone cosmico, debbono essere compatibili con il tempo di volo di una
particella generata nell’atmosfera sovrastante il telescopio e quindi diretta dall’alto
verso il basso (si veda il successivo Paragrafo C.8).

C.5 – Coincidenze fra due telescopi
Avendo stimato un rate di muoni in ogni rivelatore pari a 36 Hz (Rateμ), si
può valutare il rate di coincidenze accidentali fra due telescopi (Rate2μ). Esso dipende
linearmente dalla durata della finestra temporale entro cui si richiede la coincidenza
dei segnali dei due telescopi (si veda anche la Figura C.10):
Rate_2μ (in Hz) = Rate_μ × Rate_μ × Δt = 1.296·10^–3 × Δt (in μs).
Da notare che per la coincidenza accidentale di N telescopi si ha,
chiaramente:
Rate_Nμ = (Rate_μ )^N × (Δt)^(N–1).
Poiché tutti i telescopi saranno sincronizzati in tempo tramite un sistema
GPS e tutti i relativi segnali registrati tramite calcolatore e poi trasmessi via Internet a
un centro di raccolta e di archiviazione, la durata della finestra temporale Δt potrà
essere opportunamente scelta offline, ossia in fase di analisi dei dati raccolti. Le
coincidenze temporali potranno coinvolgere ovviamente non solo due ma anche più
telescopi. In tal caso il rate di coincidenze accidentali risulterà ulteriormente ridotto.
Per gruppi di telescopi molto vicini (tipicamente a una distanza di una decina
di metri l’uno dall’altro), la coincidenza temporale entro l’intervallo Δt potrà essere
realizzata online, ossia in fase di presa dati, tramite un sistema elettronico associato al
gruppo di telescopi.
L’interesse nella selezione di coincidenze temporali tra telescopi risiede nel
fatto che due o più tracce ricostruite, correlate non solo in tempo ma anche in
direzione, provenienti quindi dallo stesso “punto” dell’atmosfera (in realtà, dalla
stessa “zona”, più o meno circoscritta a seconda degli errori angolari di ricostruzione
delle tracce, come specificato nel Paragrafo C.3), segnalano la rivelazione di uno
sciame cosmico. La rivelazione e lo studio di questi sciami cosmici, in particolare di
quelli di grandissima energia, è lo scopo principale del Progetto EEE.

C.6 – Rivelazione di sciami: l’esempio della città di Bologna
Come esempio illustrativo, è stato studiato come potrebbe avvenire la
rivelazione di sciami cosmici di altissima energia nella città di Bologna, usufruendo
di un sistema di 22 telescopi EEE installati presso tutti i licei e istituti tecnici,
professionali o magistrali della città, nonché nei laboratori INFN presso il
Dipartimento di Fisica dell’Università. La Figura C.11 mostra la distribuzione
geografica dei telescopi.
Sono stati generati circa 2000 sciami cosmici indotti nell’alta atmosfera da
protoni primari di energia pari di 1018 eV, incidenti verticalmente su Bologna entro
un raggio di 4 km. La distribuzione uniforme dei centri degli sciami generati è
illustrata nella Figura C.12.
Definendo come “colpito” un telescopio i cui tre piani MRPC vengono
attraversati da un muone dello sciame, si può ricavare la distribuzione del numero di
telescopi colpiti/sciame. Questa è mostrata nella Figura C.13 dalla quale si deduce
che nel 70% dei casi nessun telescopio è colpito, mentre nel 9% e nel 5% dei casi
sono colpiti rispettivamente almeno 3 e almeno 4 telescopi/sciame.

Il flusso stimato per sciami cosmici di 1018 eV è di circa 1.6·10^(–12) m^2 s^(–1) sr^(–1)
e corrisponde a circa 2100 sciami/anno nell’area mostrata nella Figura C.12.
Richiedendo che siano colpiti almeno 3 o almeno 4 telescopi/sciame, il numero di
sciami rivelati risulta quindi pari a circa 185 o 105 sciami/anno.
Come visto nel Paragrafo C.5, un parametro importante per la rivelazione
degli sciami è la lunghezza della finestra temporale Δt che permette di definire la
coincidenza tra i muoni dello stesso sciame rivelati in diversi telescopi, mantenendo
sotto controllo il rate di coincidenze accidentali. Lo sparpagliamento dei tempi di
arrivo al suolo dei circa 10^7 muoni appartenenti ad un medesimo sciame da 10^18 eV
risulta tale che, mediamente, il 95% dei muoni sono contenuti entro un intervallo di 1 μs.


Usando Rate_μ = 36 Hz (Paragrafo C.2) come rate atteso di muoni per singolo telescopio e Δt = 1 μs come finestra temporale, si possono stimare i rate di coincidenze accidentali triple e quadruple tra telescopi:

Tali rate debbono ancora essere moltiplicati per il numero di possibili
combinazioni di 3 o 4 telescopi, su un totale di 22, che è dell’ordine di 100 in
entrambi i casi. Pertanto i numeri di sciami falsi corrispondenti ad almeno 3 e ad
almeno 4 coincidenze accidentali tra telescopi sono rispettivamente dell’ordine di 150
coincidenze/anno e di 5·10^–3 coincidenze/anno. Dal confronto con i corrispondenti
numeri di sciami veri (rivelati con coincidenze almeno triple o almeno quadruple),
pari a circa 185 sciami/anno e a 105 sciami/anno, si deduce che, anche se nel primo
caso il fondo è dello stesso ordine di grandezza del segnale fisico, nel secondo caso
esso risulta totalmente trascurabile.
Come già detto, la genuinità dello sciame rivelato tramite coincidenze
multiple di muoni temporalmente correlati potrà essere ulteriormente attestata
estrapolando le tracce di muoni nell’alta atmosfera. Il riconoscimento, entro gli errori
sperimentali, di un “vertice” comune di provenienza (il “punto” dove ha interagito il
protone primario) sarà infatti di grande rilevanza. Inoltre dalla separazione angolare
dei muoni rivelati, ossia dall’apertura angolare dello sciame, sarà possibile risalire a
una stima dell’energia dello sciame stesso.
C.7 – Muoni provenienti dal basso
Come abbiamo visto, il flusso di muoni provenienti dagli sciami cosmici è
pari a 85 m^–2 s^–1 sr^–1. Tali muoni, naturalmente, provengono dall’alto (dall’atmosfera)
e sono diretti verso il basso (verso la Terra).
I muoni prodotti agli antipodi del telescopio devono attraversare tutta la
Terra per poter essere rivelati. Ma, nel passaggio attraverso la Terra, i muoni perdono
tutta la loro energia e sono fermati.
C’è tuttavia la possibilità di rivelare muoni provenienti dal basso (dalla
Terra) e in questo caso si tratta di muoni che hanno un’origine particolare. Infatti,
nell’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera terrestre sono prodotti in
abbondanza anche particelle di altro tipo: i neutrini. Essi hanno una piccolissima
probabilità di interagire con la materia e quindi possono attraversare tutta la Terra
senza essere fermati, come illustrato nella Figura C.14. Quindi ogni punto della
superficie terrestre è investito continuamente da un flusso di neutrini, sia provenienti
dall’alto (neutrini generati in atmosfera sopra il punto di rivelazione) sia provenienti
dal basso (neutrini generati agli antipodi, i quali hanno poi attraversato tutta la Terra).
I neutrini, pur se con probabilità molto ridotta, possono interagire nella
materia generando un muone.
Allora, se un neutrino proveniente dal basso e diretto verso l’alto ha una
interazione nelle immediate vicinanze del telescopio, il muone prodotto
nell’interazione può proseguire il suo cammino nella Terra, uscire alla superficie ed
essere rivelato nel telescopio.
È possibile discriminare il verso di volo dei muoni (e così riconoscere quelli
indotti da neutrini da quelli generati negli sciami cosmici) grazie all’ottima
risoluzione temporale dei rivelatori MRPC, la quale, nella configurazione studiata per il telescopio EEE, è pari a circa 100 ps. Infatti il tempo impiegato da un muone (che
si muove con velocità prossima a quella della luce) per attraversare i due metri che
separano i piani superiore e inferiore del telescopio è circa 7 ns, ossia settanta volte
maggiore della precisione con cui può essere misurata.

Quindi, nonostante il flusso di muoni provenienti dal basso sia estremamente
piccolo, pari a circa 10–9 m–2 s–1 sr–1, è comunque possibile discriminarli rispetto
a quelli provenienti dall’alto, anche se questi ultimi sono circa 10^11 volte più
numerosi.
In ogni telescopio, data la limitata accettanza geometrica (Paragrafo C.2), il
rate di muoni provenienti dal basso, risulta essere dell’ordine di 0.01/anno (ossia di 1
al secolo). Tuttavia, con 10 telescopi, tale rate diventa ovviamente dell’ordine di
0.1/anno e, con 100 telescopi, di 1/anno. Per un gran numero di telescopi EEE,
operanti per diversi anni, la misura dei muoni provenienti dal basso diventerebbe
dunque statisticamente significativa.

A Centro Fermi Experiment